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gli archivi

L’archivio documentale storico (1939-’66) e di deposito (1966-2000) di Arsial consiste in circa 3500 metri lineari, gestito informaticamente da remoto e conservato in outsourcing attraverso un sistema pallettizzato. Notevole è l’importanza del patrimonio audiovisivo: oltre 22 mila foto, molte di rara bellezza, completamente digitalizzate ed indicizzate. Con alcune immagini tratte dell’archivio è stata realizzata, nel maggio 2011, una mostra fotografica presso la Camera dei Deputati. Tale mostra, in collaborazione con Cinecittà Luce spa, verrà resa itinerante nel 2011/2012 sui territori ove la Riforma ha insistito, con l’obiettivo di avvicinare i più giovani alla condivisione della memoria storica. Dalle immagini patrimonio dell’archivio fotografico è stato tratto il libro "Sulle terre della Riforma".


Parte rilevante dell’archivio è anche costituita da oltre dieci ore di filmati, che si è provveduto a riversare in 22 DVD contenenti in parte repertorio di proprietà Arsial con documentari originali prodotti dall’Ente Maremma, in parte produzioni esterne a testimonianza dell’attività di riforma, principalmente “Cinegiornali Luce” e “Settimana INCOM”. Dalle immagini più significative è stato tratto un documentario dal titolo “Ieri e oggi: dall’Ente Maremma all’Arsial”, prodotto in collaborazione col Centro Sperimentale di Cinematografia.

Rilevante ai fini archivistici anche l’acquisizione ottica dei 360 decreti d’esproprio ed il completamento della digitalizzazione ed indicizzazione delle circa 12mila schede riportanti nominativo, podere o quota degli assegnatari di terreni agricoli Ente Maremma, oggi tutti rintracciabili informaticamente con apposito data base.



Tra i documenti storici presenti nel patrimonio dell’Archivio Storico Luce si conservano anche quei materiali fotografici e audiovisivi che riguardano quel particolare passaggio economico, politico, sociale, conosciuto sotto il nome di Riforma Agraria, che vide l’espropriazione di una parte dei grandi latifondi italiani e la relativa ridistribuzione ai contadini delle proprietà frazionate in piccoli appezzamenti di terra.

Il materiale dell’Archivio Storico Luce concerne sia le attività degli organismi, nati con dalla legge Stralcio del luglio 1950, che furono operativi in Sardegna, Basilicata, Campania, Puglia e nei territori del delta del Po, che le attività dell’Ente Maremma, l’organismo istituito nel 1951 allo scopo di attuare i programmi di riforma fondiaria nei territori della Maremma tosco-laziale e nel bacino del Fucino.

Nel complesso si tratta di 46 cinegiornali (la maggior parte provenienti dal fondo La Settimana Incom), 19 repertori e 11 documentari, per un totale di 6 ore e mezzo circa di materiale girato,  e più di 300 negativi fotografici.

Questi documenti ritraggono gli sforzi di trasformazione dei terreni attuati dall’Ente Maremma e dagli altri enti sparsi nella penisola: i lavori di aratura e dissodamento dei campi, le operazioni di scasso del terreno pietroso, la costruzione dell’Acquedotto del Fiora, destinato a garantire l’approvvigionamento d’acqua ai maggiori centri interessati dalla Riforma.

Più numerose sono le immagini dei momenti celebrativi ufficiali, secondo la tradizionale vocazione dell’Istituto Luce; si tratta delle cerimonie di consegna dei certificati di assegnazione alle famiglie contadine, delle visite di giornalisti stranieri e di delegati di organizzazioni internazionali nelle terre riformate e dell’inaugurazione di borghi costruiti dagli enti di Riforma.

Le immagini documentano, di pari passo, le nuove condizioni di vita della popolazione contadina ed insistono, in particolar modo, sul volto moderno e funzionale, mai disgiunto dal rispetto degli aspetti tradizionali, delle abitazioni coloniche e dei borghi residenziali.

Come avviene nei diversi campi toccati dal processo di ricostruzione che coinvolge il paese all’uscita dalla guerra (sviluppo urbano ed industriale, rinnovamento dell’agricoltura, ecc.), le fotografie ed i cinegiornali Luce vengono utilizzati per celebrare la politica di modernizzazione che il governo democristiano svolge in una Italia non ancora pienamente sviluppata.